MasTer Of RANDOM(esse) Story 1 [italian version]

 

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l'inizio

La nostra storia ha inizio con un interrogatorio del nostro autore da parte della Supervisione Autori.
-prego si accomodi sulla sedia... e ci racconti come ha avuto inizio questa storia.-
-devo proprio?- autore
-i personaggi che ha creato nel suo libro possono essere pericolosi, ma voglio accertarmene di persona.- disse l'interlocutore.
-ma non pensa ai miei personaggi?!- l'autore era visibilmente preoccupato, appoggiò i gomiti sul tavolo e le mani davanti alla faccia.
-se non si deciderà a parlare con le buone maniere...- disse l’uomo vestito di nero e con gli occhiali da sole prendendo un libro di notevoli dimensioni.
-cos'è?-
-dizionario dei sinonimi e dei contrari con qualche tavola d’illustrazione e le bandiere degli stati...-
A quella minaccia l’autore non poté che cedere: -...e vabbene racconterò questa storia sin dall'inizio.- autore.
-partiamo dal protagonista.- lo esortò l’interrogatore.

Il protagonista: Il mio protagonista è un umano che vive in un mondo fantasy, è una persona per bene, che ha frequentato spesso la biblioteca della città nella quale vive. Come hobby gli piace leggere le avventure che parlano delle creature fantastiche e leggendarie, si appassiona... ci riflette, si immagina di viverle: alcune anche in maniera diversa da come sono state scritte..

-è questo il problema...-
-cioè?- autore.
-vedere e vivere racconti in maniera non consona alle solite storie.-
-...e questo è pericoloso?-
L'interlocutore sorrise come per intendere un può darsi, poi parlò: -prosegua con l'ambiente dove vive il suo protagonista.-

Ambiente e varie: Il mondo fantasy in cui vive il mio protagonista è simile per caratteristiche al nostro mondo: c'è la gravità, c'è l'aria...  solo con spazi più grandi e continenti terrestri molto diversi dai nostri.
Generalizzo senza scendere troppo nello specifico:  in questo mondo vivono varie creature fantastiche, ma sono piuttosto rare, sovente evitano il contatto con gli umani... e viceversa. Il contesto storico è paragonabile ad una sorta di medioevo dove ci sono guerre tra vari regni e/o imperi. 
La città in cui vive il protagonista è tutta addossata su una collina abbastanza ripida, ha una grande palizzata difensiva in legno e, ai piedi della collina, è quasi circondata totalmente dalla foresta. Non troppo distante dalla città ci passa un fiume che sgorga dalle vicine montagne:  una sorta di catena montuosa che lascia spazio ad un ampia valle e alla collina dove sorge la città. Il clima non è ‘freddo’, almeno lì nella valle, ma è molto umido e spesso ci sono piogge e acquazzoni in quella regione.

-può bastare, lasciamo che qualche piccolo dettaglio lo immaginino i lettori. Fin qui ha descritto bene... se mai dopo può incentrarsi meglio su una descrizione della città, man mano che ci avvicineremo, come una sorta di ‘zoom’.-
-ci proverò.- disse l’autore.
-in qualunque caso adesso si concentri e mi spieghi cosa è successo per smuovere tutto il racconto.- 

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il fatto e la storia

Il fatto e la storia: Era sera, il cielo coperto di nubi e il buio più totale, quasi. Il ragazzo stava tornando, come sua abitudine, dalla biblioteca della città verso casa.
a sua casa era vicino alle mura di pietra che davano sulla palizzata, ai piedi della collina, in periferia.
Per fare prima decise di percorrere la strada principale: un grande viale che con lieve pendenza dai piedi della collina saliva fino in cima portando al Comando Militare.
Mentre camminava dal fondo della strada comparvero all'improvviso due luci gialle. Il protagonista pensò che si trattassero di torce e quindi di qualche viaggiatore notturno: era insolito però che non erano state accesi i bracieri sulle mura e sembrava che non ci fosse non c’era nessuna guardia. Il ragazzo si spaventò e corse fino in cima alla strada, verso il Comando Militare; durante il tragitto gli caddero alcuni fogli, ma non si fermò subito a raccoglierli. Si voltò a guardare di nuovo i due fari gialli che non si muovevano ne cessavano. Riprese fiato e continuò fino al Comando, si fece coraggio, e accese una torcia dai bracieri fuori dal Comando Militare e cominciò piano piano a scendere per la strada principale. Gli arrivò incontro una persona: si vedeva male nonostante la luce della torcia: la strana creatura era umanoide, ma era scarna, nuda, indossava soltanto qualche straccio per coprire le vergogne: era di un colorito pallido e verdognolo. Aveva un volto quasi scheletrico ed esteticamente disgustoso, ma c'era un dettaglio che riconduceva quella creatura ad un essere umano: teneva in mano una lettera e sembrava preoccupato e spaventato. Prima che il protagonista se ne potesse rendere conto, si ritrovò in mano quella lettera e la strana creatura era sparita.

-sparita in che senso?-
-scomparve, come se non fosse accaduto niente.-
-a parte la lettera al protagonista.-
-esatto.-
-prosegua pure da qui con la storia, mi dirà poi anche il nome scelto per quel protagonista. 

Si volatilizzò come se non fosse mai esistito, perfino dai miei scritti! I fari gialli spariti anch'essi: al loro posto era tornato tutto normale, torce, guardie, persone della città per la strada. Il protagonista aveva però la lettera in mano, come prova che non poteva essere stato solo un sogno o un allucinazione.

-non esageri dicendo che è sparito pure dai suoi scritti. Comunque in questo mondo fantasy quindi c’è anche la magia?- interrogatore.
-penso che esista fin da quando uno crea un mondo fantasy, vista l’esistenza delle creature fantastiche.- autore.
-giusto... prosegua.-


Non si scompose, il protagonista sospettoso e preoccupato cercò di mantenere la calma e si diresse a casa sua, senza rivelare a nessuno dell'accaduto.
Quella stessa sera, prima di addormentarsi diede uno sguardo, a lume di candela, alla lettera che aveva appoggiato sul comodino. Non c'era né mittente né destinatario, ma aveva un po’ di paura ad aprirla.
Un minuto di indecisione circa, poi visto che non riusciva a prendere sonno, pensando a quella ‘lettera’... l’aprì.
Conteneva un foglio che recava scritto: -Caro ‘nome-del-protagonista’, sei stato ufficialmente invitato, con questo messaggio, domani, al castello di Fyrhadia. Per sapere dove si trovi questo posto ti basterà recarti sulla montagna più alta e più vicina a ‘nome-della-città-del-protagonista’.-
C’era qualcosa che non quadrava, ma ci avrebbe pensato domani.
Si addormentò leggendo un libro riguardante i draghi che aveva preso in prestito dalla biblioteca. 

-perché proprio riguardante i draghi e non qualche altra creatura fantasy?- interrogatore.
-perché al mio protagonista piacciono i draghi. Inoltre piacciono anche a me, sono delle belle e maestose creature.- autore.
-...non mi esprimo ancora, vada avanti col racconto.-


Il protagonista si svegliò agitato, forse preda di un sogno spiacevole. Si era già dimenticato della strana lettera. Si vestì e si precipitò in strada per andare in biblioteca.

-che lavoro fa il suo protagonista?-
-quel che trova. Durante la stagione dell'estate c'è parecchio lavoro da fare nei campi, in autunno c'è da procurare la legna, oppure fare da aiutante in qualche bottega. Al momento però è disoccupato da meno di una settimana.-

-si, ci può stare...-

In città quel giorno erano arrivati almeno una decina di nuovi visitatori, insolito: fu allora che il protagonista si ricordò della lettera e del invito al castello sulla montagna, forse anche loro avevano avuto lo stesso messaggio. C’era chi di loro che cercava un negozio per prendere l’equipaggiamento necessario ad andare in montagna, chi prenotava una stanza in una locanda sulla strada principale. Non essendo solo, decise che avrebbe anche lui accettato l'invito, tornò a casa e avvertì i suoi che doveva partire per un viaggio.
Prese la lettera, si preparò con uno zaino, qualche provvista e un bastone da passeggio, così fu pronto a partire per la montagna.
Alcune delle persone arrivate in città quella mattina erano già in marcia per la montagna, chi camminava con fare altezzoso senza portarsi zaino ne niente, sapendo di essere ospite al castello: chi si portava dietro le proprie mappe e strumenti in eccedenza e chi più normalmente portava solo un buon equipaggiamento per una passeggiata in montagna (come il nostro protagonista). C’era chi era vestito con abiti troppo sgargianti per essere un paesano qualunque, chi indossava degli abiti comunque sia di buona fattura, ma non così vistosi e chi come il nostro protagonista indossava dei comuni e rozzi abiti (che per camminare in montagna andavano bene... così se poi uno scivolava e si sporcava non doveva poi lavare gli abiti buoni).

-nonostante sia ‘vaga’ come descrizione mi è piaciuta in questo punto.-
-grazie.-
-prego, vada pure avanti.- 


Il cammino seguiva un sentiero battuto per cui era facile, ma nessuno degli altri aveva voglia di parlare, nemmeno il protagonista. Ognuno stava sulle sue e rimuginava sui propri fatti e forse anche sulla lettera ricevuta.
Passati i primi 2 chilometri in lieve salita, cominciarono i problemi... il sentiero era come se fosse sparito e la strada battuta si interrompeva bruscamente nel bosco, ma comunque tutti (una decina di uomini) proseguirono avanti finché non giunsero in una grande radura un po' in pendenza. Quella radura era in mezzo ad una vasta foresta di conifere (soprattutto fitti abeti) e l’ambiente era tranquillo, non un soffio di vento, non un suono o un rumore.
-strano, non ricordo di questa radura, il sentiero dovrebbe proseguire nel bosco.- mormorò il protagonista avvicinandosi agli alberi.
-tu sei il cartografo di ‘nome-della-città-del-protagonista’?- disse uno che era lì accanto e che per caso aveva udito il prot.
-Cartografo?!- il protagonista si preoccupò un attimo, poi aggiunse: -No, ma dovrei conoscere questi luoghi...-
-allora potresti guidarci te a questo posto.-
-come? Non siamo tutti cartografi?- chiese uno di loro.
-io sono un aiutante fabbro- disse un altro.
-io un nobile... plebaglia.- disse quello vestito in modo sgargiante.
-quindi niente altri cartografi?- 
-si, ci sono io- rispose un tipo ben organizzato, vestito con abiti che sembravano militari, belli resistenti per questi viaggi che aggiunse: -ex-esploratore dell'esercito.-
-...e tu potresti guidarci.-
-modera l’entusiasmo, è sospetto che siamo qua tutti assieme? Inoltre se ricordo bene, questa radura non c’è mai stata prima d’ora, qua.- gli rispose con serietà e franchezza.
-andiamo, non mi direte che credete che questa sia una foresta magica?- si avvicinò il tipo nobile con fare altezzoso, molto scettico.
-non è da escludere...- 
Il tipo era molto scettico e anche buona parte dei presenti: -andiamo, non conosci nemmeno te questi luoghi.-
-ci passò spesso in autunno quando noi della città di 'nome-della-città-del-protagonista' andiamo a prendere del legname.-
-non credo...- al tipo altezzoso nobile stava forse un po' antipatico il protagonista o semplicemente era il suo modo di fare così... fastidioso.
-su, allora pensaci te a fare strada.- lo esortò il protagonista.
-con piacere, plebeo.- fece un gesto come di spostarsi.
Raggiunse gli alberi ed esitò un momento, poi provò a varcare i rami degli alberi da dove erano arrivati per vedere se c’era almeno il sentiero per tornare indietro, ma si ritrasse subito mostrando con molto contegno un po' di spavento: -d’accordo, forse è meglio rimanere qua.- commentò in tono come quasi per scusarsi.
-cos'hai visto?- domandò un tizio.
-stiamo volando...-
-volando?-
-si siamo a parecchie miglia dal suolo, voliamo su una grande zolla di terra.-
-è magia?-
-probabile, potevi anche avvertirci prima.- disse con uno strano tono accusatorio (che poteva essere inteso sia in maniera ironica sia seria) verso il protagonista.
-ioo? Ma se hai fatto tutto da te...-
-quale oltraggio.- mantenendo lo stesso tono accusatorio di poco fa.
I due si presero in antipatia.

-non sarebbe più giusto dare un nome ai personaggi? Anche inventati così su due piedi.-
-...e va bene.- l’autore sospirò: -il protagonista lo chiamo Cippo, il tizio presuntuoso nobile Loru. Gli altri avranno un nome se ne capiterà l'occasione.-
-molto meglio.- aggiunse: -nomi semplici, ma va bene. Sovente le cose semplici sono le più efficaci. Continui il suo racconto.- 


La zolla di terra era in volo, ma a loro sembrava di restare fermi, forse anche questo era opera di magia.
Si accorsero di essere arrivati al castello di Fyrhadia, solo quando gli alberi da un lato scomparvero, lasciando posto a una piattaforma ghiacciata con alte mura di pietra con ai lati enormi bracieri spenti: un viale portava al gigantesco castello di Fyrhadia.
Gli invitati mossero i primi passi sulla piattaforma di ghiaccio e roccia: davanti a loro, dopo il viale, un grandissimo piazzale vuoto e ancora più lontano il castello. -non credevo che esistesse un luogo simile quassù.- pensò Cippo.
Rimasero ammutoliti ed estasiati per tale paesaggio e ad accoglierli arrivò una creatura pallida vestita di abiti scuri: era un umano, ma aveva una carnagione veramente bianca. In più era comparso ‘quasi’ dal nulla, o almeno un minuto prima non c’era.
-immagino che vi starete chiedendo per quale ragione vi abbia condotti qui...- cominciò: -ve ne parlerò strada facendo, seguitemi.-
Senza fiatare il protagonista e gli altri lo seguirono.
-questo è un luogo molto pericoloso. Creature diverse dalla selvaggina che siete abituati a cacciare troverete, per cui voglio mettere subito in chiaro due cose: la prima seguitemi sempre, la seconda non mi riterrò responsabile per eventuali incidenti o brutti incontri che potrebbero capitarvi.- era un tipo molto diretto e mentre parlava ci avvicinavamo al portone di quel grande e freddo castello: -vi ho condotti qua perché ho bisogno di una consulenza... e anche di affidare un compito al migliore di voi.-
-ma è certo che sono io il migliore.- disse Loru: -sono un nobile-. Il tipo che li aveva accolti lo ignorò o non lo prese in considerazione.
-che genere di compito?- domandò Cippo.
-recuperare un artefatto in un posto impervio, pieno di pericoli e creature che non vedono l’ora di mangiarvi o uccidervi, probabilmente.- alcuni rimasero un po’ stupiti, Cippo era preoccupato, ma intervenne Sattu il cartografo: -andiamo l’avrà detto per spaventarci un po’. Se davvero si trattasse di una missione del genere avrebbe chiamato degli avventurieri o dei guerrieri  mercenari-
-solo uno di voi potrà compiere questa missione.- precisò il tipo in nero aprendo la porta del castello ed esortandoli ad entrare.
-perché?-
-ve ne accorgerete, adesso entrate pure nel castello e ascoltatemi bene e attentamente- fece una pausa breve per attirare l’attenzione dei presenti: -chi sopravviverà ad una notte in questo maniero sarà scelto come eroe per questa missione...- osservò le facce spaventate: -tranquilli, non morirà nessuno... stanotte, verrete solamente riportati nella città più vicina come se niente fosse accaduto.-
Uno dei presenti disse subito: -a me questo posto non piace molto, credevo fosse diverso, nel caso posso già andarmene?-
-certamente, c’è qualcun altro?-
Si aggregò un altro da 10 diventarono 8: ritornarono alla piattaforma volante per tornare ai piedi della montagna.
-all'interno del castello ci sono anche le vostre stanze, non vi sarà difficile trovarle sono tutte al primo piano... Buon soggiorno.- e sbrigativamente li salutò consegnando a ciascuno una chiave con un numero sopra, senza dare ulteriori informazioni sul cibo e sui bagni.

-che momento della giornata era?-
-primo pomeriggio.- autore.
-quindi dal pomeriggio fino a tutta la notte sarebbero dovuti rimanere nel castello?-
-esatto, ma se uno si arrendeva prima...-
-chiaro. Ok può continuare.- 


Era ancora pomeriggio quando vennero chiusi dentro il castello.
Le otto persone dopo una breve indecisione e insicurezza iniziale si sparpagliarono ad esplorare il posto, chi in piccoli gruppi da due, chi da solo come Loru.
Cippo era rimasto nella sala principale a contemplare l’immensità del posto e ad osservare il tutto con attenzione: un castello costruito su più piani, all'interno del salone principale due scalinate conducevano al primo piano, una seconda rampa dal primo al secondo e così via.
In fondo al salone principale dove anticamente ci doveva stare il trono era invece presente una grande statua scheletrica di un drago. L’ambiente era tutto freddo e poca luce filtrava dalle alte finestre, alcuni punti del piano terra erano completamente in ombra. Sembrava un posto abbandonato e in rovina: le antiche colonne che sostenevano la struttura erano leggermente rovinate... il pavimento che doveva essere liscio era in realtà pieno di lievi detriti, polvere e crepe.
Cippo a differenza degli altri non aveva fretta di trovare la sua stanza, volle esplorare il posto e andò ad esaminare la statua del drago: dietro al basamento di pietra c’era una targa in metallo con una didascalia: -insolito... di solito le targhe sono poste davanti così che possano essere lette- pensò Cippo continuando a leggere per sé: -questa statua è stata posta qua in memoria di Jiya uno dei custodi del regno degli inferi.- più in basso il cartello recava la scritta: -vietato toccare la statua.-
-ops!- esclamò Cippo, purtroppo incautamente aveva lievemente toccato il piedistallo con una mano per abbassarsi a leggere la didascalia... la tolse subito: -certo che potevano anche scriverlo in un posto più visibile.-
Continuò la sua esplorazione, dietro alla statua ci doveva essere la parete che creava una sorta di forma absidale congiungendo la rampa di scale a destra con quella a sinistra: c’era una porta chiusa a chiave e istintivamente provò con la chiave affidatagli dal tizio: come sospettava, non funzionò.
Intanto era sceso Loru, che forse aveva già depositato i suoi oggetti nella sua stanza, sembrava interessato alla statua e si avvicinò per toccarla: -non toccarla.- lo avvertì Cippo: -c'è scritto di non toccarla.-
-andiamo che vuoi che succeda? Che si rianimi e torni a essere quel mostro che rappresenta e mi aggredisca?- disse con tono ironico Loru.
-non sarebbe male- lo prese un po’ in giro Sattu che stava seguendo la conversazione insieme a Rydon (l'ex esploratore militare o quel che era) da sopra la rampa di scale.
-vi dimostrerò che non succederà nulla se la tocco, anche perché io sono un nobile, voi no.- detto fatto passò una mano su quelle che dovevano essere le ali della creatura: -visto!? è semplice roccia.-
-peccato.- continuò Sattu. Tutti e tre lasciarono la statua e Cippo si aggregò a Sattu e a Rydon nell'esplorazione del castello: sembravano tipi in gamba.
La costruzione dopo qualche corridoio-stanza risultava essere monotona, labirintica e gigantesca, con poche finestre che illuminavano l’ambiente circostante.
Verso sera si accesero da sole come per magia delle torce lungo le pareti... la statua nel salone principale era sempre lì, ferma. Sattu , Rydon e Cippo erano al quarto piano e si fermarono a mangiare un po' delle provviste che si erano portati. Consumato il pasto e ripresa la camminata nel castello, si accorsero che qualcosa non andava: -non vi pare di girare in tondo?-
-bhè si, ma questo castello è così monotono.- osservò Rydon e Sattu: -già.-
Sentirono un grido provenire dal basso, doveva essere un altro tizio, forse l'assistente fabbro: sicuramente gli era successo qualcosa, corsero giù o almeno ci provarono ma rimasero comunque al quarto piano.
-Sattu hai ancora con te un po' di attrezzatura da cartografo?- chiese il protagonista.
-solo l’inchiostro, il resto è nella mia stanza, che vuoi fare?-
-segnare il muro in alcuni punti così sapremo dove siamo già passati.-
Appena passò l’inchiostro sul muro, tutto cambiò e si ritrovarono come in una soffitta: -che è successo?- Rydon era giustamente preoccupato.
-non ne ho idea, ma questo posto non mi piace.- commentò Cippo.
Sotto di loro c’era una botola, nella botola una scala per scendere, così raggiunsero il terzo piano e da lì il secondo e poi il primo.
-cerchiamo di capire cosa è successo.- stava dirigendo Loru che aveva radunato gli altri: era sparito uno dei partecipanti e non sapevano cosa lo aveva fatto ‘sparire’.
-lui era nel corridoio per raggiungere la sua stanza, io ero già entrato nella mia... poi ho sentito un grido, mi sono affacciato ed era sparito, poi il corridoio è diventato buio e senza torce e subito dopo è tornato normale- disse uno che aveva la stanza vicino al tipo scomparso. 
Si trovavano tutti nel salone principale, in 7 quando ci fu un rumore e delle scosse come di terremoto; qualche pezzo di roccia dell'edificio crollò nel salone principale, si formarono ulteriori crepe nel pavimento e spuntarono delle braccia scheletriche.
Tutti quanti corsero verso l’uscita principale ma trovarono il portone chiuso, quasi tutti lo toccarono e provarono a farsi aprire e sparirono, forse la sfida per loro era finita.

Erano rimasti Cippo, Loru, Sattu e Rydon. -rimaniamo anche noi?- domandò Cippo
-solo per dimostrare che sono il migliore... si- ribattè Loru.
-andiamo... il tizio ha detto che stanotte non morirà nessuno.- ricordò Rydon.
-io me ne andrei anche, questo genere di cose non fa per me...- disse Sattu e toccò la porta facendo per andarsene come gli altri e sparì anche lui.
-siamo rimasti solo noi tre.- commentò Loru con un aria un po’ strana.
Dal terreno erano riusciti a salire degli scheletri e ora stavano avanzando verso i tre, si fecero forza e si lanciarono attraverso quei lenti mucchi di ossa ambulanti e sia Cippo e Rydon riuscirono a tornare alla rampa di scale.
Anche Loru ce la fece ma raggiunse l’altra rampa, fu in quel momento che la statua inanimata del drago si attivò con un fortissimo ruggito che fece tremare i vetri delle finestre. -bello!- esclamò Cippo.
-diamine!- esclamò Loru. Loru scappò verso la sua stanza nel corridoio buio che era tornato buio.
 Cippo rimase lì ad osservare il maestoso drago insieme a Rydon: -non ci credo... cioè non pensavo che... si vabbè, prima o poi formulerò una frase di senso compiuto.- pensò tra sé e sé il protagonista mentre osservava la creatura che si avvicinava. 

-è qui che compare il primo drago giusto?-
-si...-
-ma non è ciò che interessa a me, voglio l’altro drago...-
-quello arriva molto dopo.-
-ah, bene prosegua un altro poco con la sua storia.-


Era una creatura maestosa e gigantesca, un non-morto. Ruggì ancora una volta per spaventare Cippo, ma non ci riuscì, svegliò l’umano comprese come Rydon una cosa: -tante cose spaventose, sparizioni misteriose, scheletri ritardati, servono a spaventare... solo chi ha il coraggio di restare supera la sfida.-
Rydon: -l'hai capito anche te eh?-

-bene ora salti di qualche capitolo, stravolga tutto voglio andare al dunque, con l’altro drago.-
 -...e la storia? Non ho ancora detto come Cippo è scelto per compiere la missione-
-i lettori useranno l'immaginazione.-
L’autore fu costretto e saltò buona parte della storia che raccontava.

 

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Capitolo Iniziale. Una parte successiva e leggermente diversa della storia scritta finora

Capitolo Iniziale. Una parte successiva e leggermente diversa della storia scritta finora: il protagonista è sempre Cippo una persona comune che vive in un ambiente fantasy-medievale ed è appassionato di creature leggendarie e mitiche (come i draghi). Un giorno viene convocato in un castello vicino alla sua città, dove vive per una sfida che gli permetterà di ricevere una missione importante da un tizio sconosciuto. Secondo questo strano tizio, Cippo sarà l'eroe che riuscirà a superare la missione: andare nelle terre dei draghi (in un luogo indefinito, poteva essere ovunque in quel vasto territorio) e recuperare il cristallo magico del castello di Fyrhadia. 
Prima di lasciar partire Cippo per la missione il tizio sconosciuto rivela al protagonista di essere un mago-vampiro e raccomanda all'umano massima cautela e prudenza: dandogli un armatura leggera come equipaggiamento, niente armi.

-perfetto, ma la continui al ‘passato’.-
-d’accordo mi son lasciato...-
-agli autori può capitare.- disse l’interrogatore con superiorità: -poi quindi il suo protagonista si è avventurato nel territorio dei draghi...-
-si-
-allora mi spieghi perché, il mago vampiro scelse di mandare l'umano nel territorio dei draghi, senza armi.-
-i draghi, almeno in questo libro sono creature molto più forti e sapienti di un umano, sarebbe stato inutile per un singolo umano cercare di attaccarne uno. Inoltre per riprendere il cristallo di Fyrhadia  non doveva necessariamente entrare in contatto o affrontare dei draghi.-
-sa che i draghi vengono spesso indicati come creature malvagie?-
-forse in una sorta di iconografia classica, ma volevo puntare a qualcosa di più moderno.- autore che tenta di difendere le sue teorie.
-come le ho già detto... può essere pericoloso, ma la prego, continui con la storia.- disse l'interlocutore tenendosi le dita delle mani.


Cippo era arrivato in un luogo del territorio dei draghi che assomigliava ad una grande vallata-radura attorniata da colline, dove ci passava un fiume: era molto scoperto come posto, nonostante tutta la prudenza che poteva metterci sarebbe stato un facile bersaglio, ma era l’unico posto per passare da una parte all'altra della foresta. Inoltre era da poco mattino e non aveva voglia di aspettare la sera, che poteva forse anche rivelarsi più pericoloso che attraversare quel terreno. Pertanto scelse di andare allo scoperto con una corsa veloce, ma fu una mossa sbagliata e un drago calò su di lui da sopra le nubi nel cielo, la creatura atterrò sbarrandogli la strada. -cosa ti conduce così lontano dalla tua terra, umano?- disse il drago stiracchiandosi le ali, la sua voce risultava avere uno strano tono alle orecchie del protagonista e in effetti era la prima volta che sentiva parlare un drago.
Il vampiro non aveva detto che ‘non doveva rivelare niente a nessuno della sua missione’ quindi: -davvero? Eppure mi sembrava di essere vicino a casa- disse l'umano guardandosi intorno fingendosi un po' spaesato.
-non dire balle, umano, ti sto seguendo da ieri e non mi sembri qui per fare due passi... stai forse cercando qualcosa o qualcuno?- disse il drago mostrando gli artigli di una zampa anteriore come per minacciare 'guai-a-te-se-dici-un'altra-bugia'. Colpito e affondato, cosa avrebbe inventato adesso Cippo? Poteva anche dire la verità, non aveva molte chance: -e va bene, ti dirò la verità: sono in missione per cercare di recuperare il cristallo di Fyrhadia.-
-...e hai viaggiato da solo e senza armi?- disse il drago stavolta nel tono si colse un leggero cenno di femminilità.
-io non ho nemici tra i draghi e non vorrei farmene...- commentò l’umano ed il drago parve apprezzare parecchio quella risposta.
-sei più saggio di quanto sembri umano, capisco perché sei stato scelto per questa missione.-
L’umano sorrise e poi aggiunse: -per voi non è un problema se prendo il cristallo di Fyrhadia, vero? Anche se non so ancora dov'è.-
-cristallo di Fyrhadia?-
-è un artefatto magico che appartiene ad un castello, senza di esso quella struttura sta andando in rovina e crollerà, è questione di settimane. Probabilmente è stato smarrito qualche tempo fa nei vostri territori da un mago.-
-di questo dovresti parlare con i draghi anziani, forse loro potranno aiutarti, o quantomeno consigliarti.- pian piano l’orecchio di Cippo si abituava alla voce del drago.
-molto gentile... e dove potrei trovarli?-
-credi che sia così facile per i non-draghi essere ammessi al cospetto dei draghi anziani?-
-ci speravo, ma immagino ci sia una prova d’ammissione, e che per un umano è una prova ardua.-
-sei perspicace. Come prima dovrai essere riconosciuto come creatura non-pericolosa da almeno un ‘clan’ di draghi.-
-è difficile anche questo?-
-si, perché sei un umano e perché in passato si sono combattute guerre tra draghi e umani- poi aggiunse: -senza contare che alle volte ci sono mercenari umani e che ci vogliono catturare e uccidere, per le nostre scaglie, per la nostra carne. Per quanto ne so tu potresti anche essere una spia: insomma è una missione assurda recuperare un cristallo solamente perché un edificio non crolli, non ti pare?-
-se crolla quel edificio, probabilmente crollerà mezza montagna sulla città da dove provengo, rendo l'idea?- l'umano sapeva che le accuse del drago erano fondate, ma non adesso, non verso di lui.
-non sarò io a decidere la tua sorte umano- e appena finì quella frase,  una gabbia calò dal cielo, portata da un altro drago sul protagonista: -con questa potremo scortarti.-
-gli altri draghi sono socievoli come...-
-me?- aggiunse: -dipende, tu sii sincero e non avrai niente da temere. Io sono una sentinella, e ho il compito di catturarti e scortarti al posto dove viviamo, lì potrai dimostrare la tua non-pericolosità nei nostri confronti-
-ah...- 

-...e così il suo protagonista incontra il drago eh? Già mi immaginavo il classico cavaliere di draghi e invece...-
-invece no. È diverso, c’è più burocrazia prima.-
-e mi racconti la burocrazia.-


-per raggiungere il luogo voleremo sopra le nuvole per qualche minuto.- I due draghi si alzarono in volo trasportando la gabbia fin sopra le nubi, quello che aveva portato la gabbia non parlava, come se sapesse già cosa fare.
-certamente voi draghi sapete cosa è meglio nei vostri territori, per me qua è tutto nuovo.-
-tra gli umani che ruolo hai?- chiese mostrando un po’ di curiosità.
-in che senso?-
-hai un ruolo, un compito o un lavoro?-
-dipende dalle stagioni, alle volte lavoro nei campi, alle volte procuro la legna- disse l’umano senza pensarci troppo.
La foresta che sorvolavano diventava sempre più fitta e nonostante le nubi, Cippo riusciva ad intravedere che si stavano dirigendo verso Nord fino a raggiungere una sorta di montagnetta con un enorme roccia che assomigliava ad una punta di freccia che sporgeva paurosamente creando un enorme anfratto. Era lì che abitavano questi draghi, in una sorta di accampamento militare per tutta la montagna.
Ad accogliere l’umano catturato arrivò un drappello di ‘draghi-soldato’ molto corazzati e armati: uno di loro spiccava per aspetto e per avere la corazza più lucida e scura, era sicuramente il capo.
-ho trovato questo umano che vagabondava nelle nostre terre, come da regolamento l'ho catturato per portarlo al cospetto degli anziani...- gli sguardi delle guardie armate non erano amichevoli: -qualcosa che non va?-
-per voi due.- disse il capo di quel drappello di guardie.
-Darkas che succede?- ribatté il drago-sentinella mentre Darkas liberava l'umano dalla gabbia: -si, finchè era vivo Kadal, forse... ma adesso siete in arresto entrambi.-
-per quale ragione?- replicò il drago sentinella al quale stava scendendo una lacrima. Cippo era stato liberato ed era al suo fianco, ma non osava proferire parola, forse per paura, inoltre non conosceva i fatti, ciò che aveva capito, però, era che c’era qualcosa che non andava: le guardie e anche il drago-muto che aveva trasportato la gabbia insieme al drago-sentinella accerchiarono il protagonista e l'altro drago (alcuni anche volando) a impedirci ogni possibile via di fuga.
-ma non è evidente? La figlia di Kadal che è stata colta a complottare con una spia umana...- arrestateli tutti e due, ordinò ai draghi-soldato.-
-perché hai ordito tutto questo Darkas?-
-Osa, figlia di Kadal... tu e tuo padre eravate l'unico ostacolo ad impedirmi di assumere il potere.- ci fu una pausa: -quando avrò eliminato anche te, i draghi anziani non potranno fare altro che eleggermi nuovo capo di questo clan dei draghi... ma questo è solo il primo passo.-

-aaaah quindi vengono accusati di complottare, non c’è ‘dragofilia’.-
-no...-
-questa reticenza non mi piace, ma andiamo avanti col racconto.-


Aveva già udito abbastanza. 
-catturateli e rinchiudeteli nelle segrete della montagna.- ordinò Darkas. 
Osa invece di parlare si era già preparata a combattere i draghi-armati, Cippo non sapeva cosa fare, a parte tentare di restare in vita.
Senza rendersene conto in pochi secondi di combattimento la figlia di Kadal era riuscita a rallentare un paio di guardie volanti, afferrò l'umano e riuscì a fuggire dal quel comitato di benvenuto.
-forza, che fate lì impalati? muovetevi, prendeteli e catturateli entro i prossimi due giorni.- si udì gridare.
I due seminarono gli inseguitori e si rifugiarono in un luogo sicuro, nascosto all'interno di una grande e ancor più fitta foresta ci avrebbero messo un po' a trovarli.
C'era uno strano labirinto di solchi per il ruscello in quella zona, un luogo sacro e antico... il drago-sentinella stava piangendo, l'umano non sapeva cosa dire: -vieni, è meglio andare ora.- suggerì l’umano che non aveva mai visto un drago piangere prima d’ora e si sentì triste anche lui ed aveva anche paura: -riprenditi, dobbiamo fuggire.-  
Con una zampa afferrò di nuovo l’umano e volarono fino in cima ad una montagna, ai confini dei territori dei draghi.
Li faceva molto freddo, era tutto coperto di ghiaccio e neve e non c’era una grotta o un riparo. -freschino quassù.- commentò l’umano stringendosi per il freddo: -ma spiegami perché i tuoi simili mi han liberato per poi ri-catturarci.-
Osa si era ripresa: -si, ormai che anche te sei finito in questa vicenda è giusto che te ne parli, umano- disse e poi proseguì: -io sono Osa, figlia di Kadal...-
-quindi sei una draga, cioè dragonessa... ?-
-si.-
-il mio nome è Cippo...-  disse l'umano poi aggiunse: -si, forse non interessava, continua pure.-
-...e per spiegarti quello che è successo oggi occorre fare qualche passo indietro. Come avrai capito, anche tra i draghi c’è chi è più o meno malvagio...-
-...lo sospettavo.- disse l’umano.
-il ‘clan’ di draghi dove vivevo era governato fino a ieri da mio padre Kadal... Darkas apparteneva ad un'altra famiglia e faceva parte dei ‘draghi malvagi’. Ma non credevo così tanto.- e versò qualche altra lacrima, le lacrime di drago, scioglievano il ghiaccio, erano roventi: -appena una settimana fa, disse di aver trovato uno strano cristallo magico... ora il colpo di stato.-
-può essere il cristallo di Fyrhadia.-
-con un energia magica così grande potrebbe riaprire il portale magico centrale e continuare l’antica guerra dei draghi e degli umani...-
-spero tu stia scherzand...- uno starnuto interruppe l’umano: -sto proprio congelando.-
-vieni accanto a me, ti coprirò con un’ala.- Cippo si spostò, se non altro era più al riparo dal vento.
-insomma la guerra con gli umani sarebbe qualcosa di terribile, in perdite da entrambe le parti.- commentò l’umano. Osa, la figlia di Kadal, era una draga dal manto di colore bianco come la neve, le sue scaglie talvolta luccicavano talvolta no, a seconda della luce.
-abbiamo tre giorni di tempo prima che ciò avvenga...-
-a me ne restano un po' di più portare il cristallo al suo legittimo proprietario... poi...-
Fecero una pausa per pensare ad un piano, si trovavano bene insieme anche se diversi per specie l’umano e la draga. -
trovato!- esclamò l’umano contemporaneamente alla dragonessa.
-che cosa, umano?-
-recuperiamo il cristallo e fuggiamo a Fyrhadia.-
-non ti sei sforzato più di tanto per questo piano, hai anche idea di come fare?-
-no, perché non conosco la zona, ma ci sei te.-
-ci penserò.... stanotte, avevo intenzione di vendicare mio padre... ma non ho la certezza che sia stato ancora ucciso.-
-capisco che sei triste e arrabbiata, ma se penserai a vendicarti, sappi potrebbe essere un suicidio. In alternativa possiamo prendere quel cristallo e impedire la guerra. La scelta è tua Osa.-
Ci fu un momento di silenzio, poi la dragonessa che ci aveva riflettuto parlò: -sei diverso da come mi aspettavo, umano- e mosse un po' l'ala sotto la quale si trovava l'umano per avvicinarlo lievemente a sé: -sembri saggio quasi quanto un drago buono.-
-quanti altri umani hai incontrato?-
-pochi... e tutti non erano riusciti a superare la prova di non rappresentare pericolo o sono morti prima.-
-a proposito, la prova... in che consisterebbe?- chiese l'umano che non era interessato a coloro che prima di lui erano già passati stati catturati dai draghi.
-in pratica consisteva nel sogno del guerriero.-
-cos'è? sembra il titolo di un libro.-
-è un sogno, che viene indotto nelle menti più semplici dai draghi anziani che conoscono la magia. Dovresti scegliere se bere la pozione della verità oppure subire il colpo della divinità drago: se sei una creatura che non rappresenta una minaccia per noi sopravvivi.-
-si può provare?- chiese l'umano.
-ancora non ho la conoscenza della magia necessaria, umano, ma apprezzo molto la tua lealtà verso le nostre tradizioni.
-io ammiro molto le creature leggendarie e mitiche come voi draghi: nella biblioteca della città dove vivevo non c’erano molti libri se non sulle antiche guerre dei secoli scorsi e ciò mi ha sempre incuriosito.-
-interessante.-  commentò la dragonessa: -sai, i draghi anziani, che vivono ancora da quei tempi, dicono che sono stati gli umani a cominciare...-
-...e gli umani dicono che sono stati i draghi nei loro testi: nessuno vuole ammettere i propri errori. Questo lo avevo intuito, vorrei solo che non si ripetesse.-
-è ammirevole ciò che dici umano, siete cambiati un po' anche voi, quindi.- e poi aggiunse -anche voi umani avete delle suddivisioni in ‘clan’?-
-in un certo senso, per la suddivisione in ‘clan’ è un po’ diverso... solitamente anche noi o abbiamo un re ed un consiglio degli anziani o anche solo consiglio o solo re, è complesso-
-capisco...-
E prima che la creatura potesse porre altre domande Cippo intervenne: -com'è che i draghi hanno la conoscenza della lingua umana?-
-è qualcosa che risale a tempo immemore ormai, prima delle guerre, forse millenni, quando umani e draghi vivevano insieme in pace e prosperità.- disse la dragonessa muovendosi leggermente e aggiunse: -umano, scommetto che non vedi l’ora di tornare a casa.-
-in verità no, vivere un'avventura come questa capita una volta sola nella vita.-
-strano... non hai una famiglia che ti aspetta?-
-li ho avvertiti che dovevo partire per un viaggio. Lì da noi non ci sono avventure come questa, e intendo che già parlare con un drago o draga per me è già un'avventura.-
Doveva essere pomeriggio inoltrato ma le nubi facevano risultare il cielo molto più scuro e l'ambiente molto più freddo.

-un bel dialogo, non c’è che dire, a parte che è un po’ insolito.- interrogatore.
-vuole che vada avanti?-
-quando giungeremo a quel punto?-
-presto.- disse l’autore.


L’umano si rannicchiò più vicino possibile alla dragonessa: -scusami, ma fa veramente freddo qua, non potresti accendere un fuocherello, oppure ci spostiamo?-
-forse è meglio, ci spostiamo.- disse Osa, afferrò l’umano con una zampa e lo tenne vicino a sé durante il breve volo. Scesero di quota, superarono i confini dei territori dei draghi e raggiunsero il castello di Fyrhadia.
Il vampiro li stava aspettando davanti al portone del castello: la temperatura esterna migliorò notevolmente dalla cima della montagna, ma era comunque freschino. Si fermarono proprio a due passi dal mago.
-va meglio umano?-
-certo, grazie.- mormorò.
-hai il cristallo di Fyrhadia?- domandò il vampiro serio, preoccupato e quasi minaccioso.
-non ancora... ma mi restano ancora tre giorni di tempo e poco più, se non sbaglio.-
-già non sbagli... spero per te che ci riuscirai.- disse il vampiro ignorando le questioni per cui era stato accompagnato sin lì da una draga.
-c’è in ballo una guerra tra draghi e umani, ci dovremo riuscire per forza...-  accennò il protagonista.
Il vampiro parve colpito e invitò i due ad entrare velocemente e li fece accomodare all'interno del castello: -mi racconterete tutto fra poco, ora entrate, svelti.- aveva cambiato atteggiamento, da severo ora sembrava molto più ospitale e benevolo. Si misero tutti attorno ad un grande tavolo, davanti ad un focolare a discutere il da farsi, Cippo aiutato da Osa raccontò cos'era successo... e il vampiro confermò che in effetti il cristallo gli era stato rubato da Darkas.
-perdonami, umano, sono stato impulsivo poco fa...non avrei dovuto rivolgermi con quel tono... ma è la mia natura.-
-il cristallo lo hai creato te? E come mai sei un vampiro così insolito?- domandò la dragonessa.
-si, volevo chiederlo anch'io ma non ho mai avuto il coraggio di farlo... inoltre perché hai scelto proprio me?- disse il protagonista che era passato in secondo piano.
-vi aspettavate il classico vampiro che si trasforma in pipistrello e va a succhiare il sangue qua e là, eh?-
-ti preferiamo così, sia chiaro, ma se vuoi raccontarci la storia...- disse Cippo: -ti ascoltiamo volentieri.-
-tutto è iniziato con una maledizione, parecchi anni fa, forse secoli ormai. A quei tempi quando ero ancora umano... ecco non ero la brava persona che sono ora, ero un criminale. Mi piaceva rischiare, rubare e rapinare per avere soldi, non avevo paura di niente: un giorno, però esagerai. Decisi di fare una rapina nell'antro di uno stregone, una persona buona, saggia che aiutava la gente di un villaggio... non so perché ma solo credevo che avesse tanti soldi e che fosse solo un ciarlatano, volevo provarlo derubandolo e anche perché avevo finito i soldi dalla precedente rapina.- fece una breve pausa: -entrare nella sua 'abitazione negozio' fu facile, ma la cosa sorprendente fu che mi stava aspettando e mi aveva preparato il denaro: così non c’era gusto e pensai che ne nascondesse altro, ero una persona avida ed egoista. Mi consegnò quel denaro dicendomi che per l’avidità e la mia malvagità nessuna magia mi avrebbe potuto guarire, ma soltanto il tempo. Fu  così che per far passare tanto tempo mi lanciò una maledizione che mi trasformò in un vampiro: ciò avvenne quando mi passò il cofanetto. Dapprima non mi accorsi di niente, insultai il vecchio dicendo che si era tenuto per se almeno un altro cofanetto con le monete... ma erano già molte quelle a quei tempi, uscii dalla sua bottega e andai a sperperare il denaro... vivendo alla bene e meglio e passando spesso e volentieri la notte alle locande.- sorrise un po' ripensando a quei tempi: -fu quando mi accorsi che non avevo bisogno del normale cibo per nutrirmi che cominciai a spaventarmi... e fu quando il mio corpo stremato che aveva bisogno di sangue che avvenne la trasformazione in vampiro. Era molto doloroso e decisi di ritornare dal vecchio stregone che mi aveva maledetto... ma non mi bastò. Mi resi conto di ciò che avevo fatto, ossia avevo ucciso l’unico che poteva riportarmi in forma umana. Fuggii da quel villaggio, spaventato da quello che avevo fatto. Ero un criminale che solitamente si limitava a derubare, non uccidere. Vagai senza meta per giorni, ero un vampiro, ero immortale... ma con una mentalità umana, capace di capire il dolore, di soffrire, di rendermi conto di quello che avevo fatto... nei primi secoli provai a usare il mio potere per derubare e continuare a vivere allo sbando come avevo sempre fatto... forse per distrarmi, ma non bastava, non mi sentivo più appagato come quando ero un essere umano. Sentivo un vuoto dentro, la coscienza delle vittime che dovevo, seppur sporadicamente mietere, la consapevolezza che ero un mostro e presto questo dolore divenne più grande della mia avidità. Cominciai a vagare e a riflettere in solitario lontano dai luoghi umani. Era tutto come aveva previsto quel vecchio saggio stregone che mi aveva lanciato la maledizione. Col tempo mi ero reso conto di quanto fosse idiota la mia avidità per i soldi... qualcosa che un secolo prima c’è e il secolo dopo chissà, non valeva la pena rubarli.-
-e...- stava per chiedere Cippo.
-Ho anche provato a suicidarmi con paletti di frassino, aglio, sole ma non ci riuscii... era la maledizione del mago a tenermi in vita anche contro la mia volontà. Ero un criminale si, ma prima di allora non avevo mai ucciso nessuno... e non mi piaceva farlo, per cui provai a tirare avanti col sangue di animale. Inoltre dedicai il resto della mia esistenza a trovare in tutti i modi una soluzione per arginare la mia natura, se non potevo sconfiggermi, mi sarei ostacolato. Così mi dedicai a progettare e a ricercare per qualche secolo, durante la guerra dei draghi e degli umani un artefatto capace di fare questo, si, il cristallo di Fyrhadia. Non feci tutto da solo, mi rivolsi anche ad alchimisti e a stregoni e riuscii nell'intento, imparando anche qualche arte magica. Da quando ho avuto quel cristallo ho sentito che il mio animo stava meglio, non avevo più bisogno di nutrirmi di sangue, la magia mi saziava, certo rimaneva l’angoscia e il senso di colpa di ciò che avevo fatto in passato... ma ormai non potevo tornare indietro e dato che ero immortale dovevo andare avanti promettendo a me stesso che non avrei mai fatto più del male...-
Cippo quasi si commosse. La dragonessa mostrò un po’ di tristezza senza scomporsi più di tanto.
-non hai mai provato a riportare le monete dello stregone a lui o alla sua tomba?- domandò l’umano: -ho letto di maledizioni, in alcuni libri, che si spezzavano con un gesto chiarificatore e semplice.- 
-ecco perché ho scelto te, Cippo, hai sempre un'idea per quanto assurda essa sia. Grazie. In tutti questi anni non ci avevo mai provato... ignoravo questa soluzione anche se era sempre stata qui davanti a me, il mio dolore mi aveva impedito di vederla. Grazie ancora Cippo.-
-non è detto che sia la soluzione ma possiamo provarci.- chiarì l'umano.
-Va bene. Proviamoci se riporto quel cofanetto pieno di monete alla tomba di quel mago, forse spezzerò la maledizione.- esclamò il vampiro, corse a velocità innaturale e andò a prendere il cofanetto che conservava nel castello.
Lo posò sul tavolo e lo aprì: era pieno di monete d’oro. -durante tutto questo tempo ho racimolato esattamente quanto dovevo allo stregone.-
-sai dove si trova anche la sua tomba, vero?- chiese la dragonessa.
-Fyrhadia non è stata costruita a caso in questo posto. La tomba del vecchio stregone si trova nel cimitero della tua città, umano. Andiamo lì, stasera, accompagnatemi ve ne prego.- era una persona sola, triste, anche se era un mago-vampiro. Forse sarebbe scomparso appena spezzata la maledizione: non era certo che fosse quello il modo, ma volevano e dovevano provarci.
Era notte, non c’era da preoccuparsi di essere visti, veloci, in volo, l'umano con Osa, raggiunsero il cimitero; era costruito fuori città all'interno di un boschetto di cipressi.
Al centro la tomba del mago presentava una fessura rettangolare nella lapide, una fessura nella quale il cofanetto si incastrava perfettamente: -aveva previsto tutto.- disse il vampiro: -quel incavatura non è casuale come avevo pensato. Voleva lasciarmi un occasione di riscatto per quando il tempo mi avesse guarito? Non lo so, ma ora ci proveremo.-
-si, effettivamente quello sembra il posto per il cofanetto, che genio che doveva essere quel mago.- commentò Cippo.
-già, peccato che io non me ne sia accorto prima... vorrei poter rimediare a tutti i miei errori, ma sarà già tanto se spezzerò questa maledizione di vampiro. Quanto a Fyrhadia, il castello, ve lo regalo a te umano e a te dragonessa, insieme voi due state proprio bene.-
L'umano e la dragonessa si guardarono un attimo e poi di nuovo il vampiro: -si quel castello e tutto ciò che contiene è vostro, se dovessi sparire. Mi raccomando però, riportate il cristallo al suo posto o quel edificio fra qualche tempo crollerà su questa città- disse il vampiro anche lui quasi commosso.
-sei sicuro di voler fare ciò?- domandò Cippo.
-si, non voglio più soffrire... e quanto a voi due, impedite quel accidenti di guerra e recuperate quel cristallo, siate l'inizio di una nuova antica era, dove umani e draghi vivevano in pace.- disse in tono serio quasi da comandante dell’esercito.
-ci proverò.- disse il protagonista, mentre la dragonessa annuì con un cenno del muso e del collo. 
Il vampiro posizionò il cofanetto nell'incavatura, combaciava perfettamente, fu avvolto da un alone di magia giallognola con le stelline, che lasciarono intravedere quel che era successo al mago-vampiro: venne riportato indietro nel tempo a quella sera, quando stava derubando il vecchio mago, era di nuovo tornato umano, ma stavolta aveva la consapevolezza di tutto ciò che era successo e  non avrebbe commesso lo stesso errore.
Travolto dalla coscienza degli anni vissuti da vampiro e di aver già vissuto quella scena: stavolta era lui che teneva in braccio un cofanetto uguale a quello che il mago gli avrebbe dovuto dare e non riuscì a trattenere le lacrime. Abbracciò il vecchio mago piangendo: -perdonami, ho capito tardi. Sono tornato a riportarti questo.- disse mostrando il cofanetto. Il mago, invece, senza scomporsi, ma sorridendo gli rispose: -su, adesso calmati...- l’umano si riprese un po’: -...e adesso che succederà a quel tempo che ho vissuto?-
-continuerà sulla sua linea temporale, ma senza di te. Tu appartieni a questo tempo... che ciò che hai vissuto possa esserti servito da lezione.-
L’umano ex-criminale stava per piangere ancora, ma si trattenne a fatica: -c’è qualcosa che posso fare per rimediare a ciò che ho fatto?-
-no, ma puoi diventare il mio apprendista se ti va, almeno starai lontano dai guai.- disse il mago riportando il cofanetto nell'altra stanza del suo edificio.
-va bene.- si consolò. La magia giallognola terminò, non videro mai più il mago vampiro. Sia Cippo e che Osa erano commossi da tale storia che in un certo senso era comunque finita bene.

-questo intermezzo pseudo-drammatico-commovente, estemporaneo... è originale. Prosegua.-

Tornando a Cippo e Osa.
Il vamprio-mago gli aveva lasciato in ‘eredità’ un castello tutto per loro, ma in rovina ed intanto la minaccia della guerra tra draghi e umani incombeva. 
Solo tre giorni per impedirla. L’umano e la dragonessa rimasero un po’ turbati dalla storia del ‘vampiro’, tornarono al castello meditando sul da farsi.
-dormiamo?- domandò Cippo.
Non ottenne risposta da Osa che però si abbassò sul pavimento e stiracchiò le sue zampe e le ali: probabilmente la dragonessa avrebbe dormito lì, ma era un pavimento freddo, l’umano salì le scale che portavano alle stanze al primo piano e provò a trovare una camera... ma le porte erano tutte chiuse: -quel vampiro si è dimenticato di lasciarci le chiavi, però- e Cippo sorrise pensando questo.
Tornò dalla dragonessa che aveva appoggiato il suo muso sopra le zampe anteriori e forse dormiva.
-ehi, Osa, dormi?- parlò a bassa voce l'umano.
-non ancora.-
L’umano si avvicinò: -le stanze di sopra sono tutte chiuse...-
-quindi?-
Cippo si guardò attorno cercando qualcosa... vide che vicino alle colonne, sotto alle finestre c’erano delle tende enormi, ai lati della grande sala principale.
Staccò qualche tenda e le portò vicino alla dragonessa (il posto dove il pavimento era più sano, con poche crepe e detriti).
-puoi spostarti un attimo?- la dragonessa si spostò un attimo permettendo all'umano di distendere le tende che avrebbero smorzato il freddo del pavimento. Inoltre sarebbero potute servire come coperte: -si, dovrebbe bastare.- l’umano osservò soddisfatto il suo lavoro.
La dragonessa tornò nel posto di prima e notò che effettivamente con quel lieve dettaglio delle tende era migliorato: -agli umani piace dormire comodi eh?-
-diciamo di si- ammise Cippo, sistemandosi pure lui su quelle tende distese, vicino alla dragonessa. 
Forse entrambi avrebbero voluto dirsi dell’altro, parlare ancora... ma dovevano dormire e in un luogo ritenuto sicuro, come il castello di Fyrhadia, potevano.
-buonanotte, Osa.- concluse l’umano voltandosi su un fianco e dando le spalle alla dragonessa.
-buonanotte, umano.-

-stop, si fermi, non prosegua.- interrogatore dell’autore.
-come ‘si fermi’...?- autore
-è questo il punto, vero? dove per la prima volta un umano e un drago, o meglio una dragonessa... dormono, come dire... insieme, vero?-
-...si è questo...- l'autore fu costretto ad ammettere.
-ora sa perché è in arresto... questo è pericoloso. Un umano e un drago che stanno insieme: per questo, lei, autore è qua, in arresto, rinchiuso.-
L'autore era triste e aveva il capo chino sul tavolo, ormai la sua storia sarebbe stata distrutta dalla Supervisione Autori.
Nessuno da quando c'era la Supervisione Autori poteva scrivere di fatti e cose al di fuori della norma: non c'era più libertà di espressione e di raccontare una storia nuova, qualcosa che non parlasse solo di umani che vivono insieme ad altri umani, ma anche questo giovane autore era stato... 'beccato'.
-grazie, il colloquio è finito, può tornare nella sua cella, autore. Già da domani, probabilmente non sentiremo più parlare né di lei, né delle sue storie, autore. Portatelo via, nella sua cella.- disse riferendosi alla guardia.
Così l'autore dall'aula dell'interrogatorio fu condotto per una serie di corridoi: -ma la mia cella è dall'altra parte, che volete farmi?! Volete già eliminarmi ora?- parlò impaurito l'autore. La guardia che scortava l'autore si abbassò la visiera del casco da soldato: -sono il protagonista, siamo venuti a salvarla.- poi prese la collanina che aveva sul collo: c'era attaccato un fischietto, il protagonista soffiò. Non si udì suono percepibile ad orecchio umano, ma il soffitto si ruppe con polvere e calcinacci. In fretta comparve Osa ad afferrarli entrambi, era scattato l’allarme in tutto l’edificio, ma ormai era troppo tardi l’autore era stato liberato. -grazie...-
-no, grazie a te autore, di aver scritto di noi.- Osa.
-a dopo i ringraziamenti, non è ancora finita! Intanto che scappiamo, racconti ai lettori com'è andata.- disse Cippo estraendo un arma simile ad una pistola e cominciando a sparare agli inseguitori.

 

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Capitolo Finale. La storia continua mentre noi scappiamo

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