Unforgotten

 

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Otto anni prima

Il buio riempiva la stanza. Da nessuna parte c'era un via d’uscita, ero intrappolata. Ho spinto la porta cercando di scappare. Ancora e ancora. Finché non potevo più farlo, ho rinunciato. Mentre scivolavo a un angolo della porta del seminterrato, le lacrime mi riempivano gli occhi elentamente scendevano sulle mie guance. Mi sono seduta, la testa sulle ginocchia, piangevo in silenzio. Perché io? Pensavo, tra tutte le persone, perché io?

Ero spaventata. Volevo uscire da qui e dimenticare, volevo uscire dal seminterrato e cancellare questo orribile ricordo e non parlare mai più di questo. Ma non potevo. Questo era un ricordo. E i ricordi sono perenni, si possono dimenticare, ma sono certa che questo non lo dimenticherò. Sono certa. Perché quello che è già accaduto, rimane nella mia testa per sempre. Mi chiamo Viviana, e questa è la mia storia…

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Capitolo 1

Era una fredda giornata di pioggia qui a Manhattan. Pioveva molto forte, i prati del cimitero erano imbevuti d’acqua fredda. Tristezza, rabbia e terrore riempivano i cuori della mia famiglia. Mentre i membri della mia famiglia portavano via la bara di mio padre per essere sepolto. Le lacrime colavano dai miei occhi e sulle la mie guance. Piango sempre, non posso controllarlo. Quando il funerale era finito ho messo una sola rosa blu sulla tomba. Era il simbolo del mio amore e della mia amicizia per mio padre.

Una macchina stava aspettando fuori dal cimitero. Tempo di andare ho pensato. Quando sono salita in macchina, ho pensato a quello che facevo con mio padre. Ho pensato quanto mi rendesse felice. Tutti questi pensieri occupavano il resto del mio cervello, quindi appena era giunto il momento di uscire dall’auto, ero ancora profondamente convinta di non prestare attenzione a quello che diceva mia madre.

Mia madre era una donna molto organizzata. Con lunghi capelli scuri e occhi scuri. Viviamo in una piccola casa con un tetto bianco e impolverato. Ci siamo trasferiti qui quando ero troppo piccola per ricordare. Ora viviamo sul fiume Hudson.

Quanto a mio padre, basta dire che è rimasto indietro per un motivo d’“affari”. Quando mi sono svegliata dal mio mondo di ricordi ero seduta sul divano del soggiorno. All’inizio stavo cercando di ricordare perché ero lì. Non mi ci è voluto molto tempo per ricordare prima perché: “Cara, puoi per favore venire qui per un secondo?”

Allora sono andata di sopra per vedere che cose volessa mia madre. La mia mamma ha detto che noi ci saremmo trasferite da Manhattan in un paese molto lontano che si chiamava Rose Town. All’inizio ho pensato: perchè all’improvviso sta tirando fuori questo? Come raggiungiamo Rose Town? E, più importante, quando andremo via?

Le ho fatto queste domande, mia madre ha detto che Rose Town era un posto lontano, lontano da Manhattan. Ha detto che era in Coralville. Non ero mai stata da nessuna parte fuori da Manhattan, a parte l’Italia, conoscevo solamente quel paese. Quindi ho pensato che sarebbe stato molto emozionate. Mia madre mi ha anche spiegato che si trattava di un volo diretto, che senza ritardi, avrebbe richiesto nove ore di viaggio. Il motivo per cui ci stavamo per trasferire era che non potevamo più vivere qui, troppi ricordi. Anche io mi sentivo allo stesso modo, solo che, siamo appena tornati dal funerale di mio padre, e c'erano sicuramente tristi confusioni. Per quanto riguarda la domanda "quando partiamo?" la mamma ha detto che saremmo partite per Rose Town il giorno successivo.

Quella notte non riuscivo a dormire affatto. Ero preoccupata e triste allo stesso tempo. Quando ci siamo trasferite qui a Manhattan, la prima cosa che ho pensato è stata, Wow, vivrò qui tutta la mia vita, in questo grande posto, è così bello qui, mi chiedo se conoscerò degli amici, sono così felice che lo farò. Ho anche papà che vive qui, vivremo una vita felice, per sempre…

In quel momento ho capito che niente può vivere per sempre. Che le persone che amo non potranno vivere eternamente, ho capito che ora le cose nella realtà non possono sempre avere un lieto fine.

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Capitolo 2

Mi sono svegliata con un rumore di piatti rotti. La cucina. Mamma. Mi sono preoccupata sono andata al piano di sotto per vedere cosa stesse succedendo. Per fortuna, non era mia madre che era in cucina ma Jessica, la governante, che aveva rotto un paio di piatti. “Mi dispiace tanto signorina, per favore, per favore, perdonami.”

Ho sorriso e ho detto che l’avevo perdonata. Sono molto calma con le persone che conosco, ma come alcuni adolescenti, ero timida e non così estroversa con le altre persone. Ho afferrato la scopa e l’ho aiutata con i pezzi rotti dei piatti. Quando abbiamo finito sono andata immediatamente nella mia stanza e ho cominciato a fare i bagagli, Jessica mi ha dato un paio di vecchie scatole per mettere dentro le mie cose. Mentre guardavo tra le mie cose da lasciare, vidi una strana collana di cristallo blu a forma di cuore.

Stavo cercando di ricordare perché l'ho avuta o chi me l’avesse data, poi ho realizzato che mio padre me l’aveva data prima che morisse. L’ho indossata intorno al collo e l’ho tenuta lì, il colore blu della collana, brillava con il riflesso della luce del sole. Mi ha fatto a pensare a una cosa, ma non sapevo cosa.

Abbiamo messo i bagagli in macchina e siamo pronte a partire. Ho salutato i miei amici e la mia famiglia a Boston. Mentre guidavamo accanto alle luci lampeggianti di Times Square, ricordai perché inizialmente ci eravamo trasferiti qui a New York. Avevo solo cinque anni e soffrivo di una grave “condizione”, o così ho sentito dire, mi sono trasferita qui anche per il nuovo lavoro della mamma, è una stilista di moda, e alcuni dei suoi vecchi amici l'hanno raccomandata per questa grande casa di moda. Penso che si chiamasse Fashion 5. Così ,tante cose sono accadute qui a New York, a Manhattan, e nessuna di loro riguardava il cuore, per fortuna. Ma secondo me sarebbe cambiato, perché ora ho quindici anni, e chissà, forse Rose Town potrebbe non essere un brutto posto.

Arrivammo alle dieci e mezza di sera. Ma quando sono arrivata, fuori sembrava così diverso. L'edificio ben illuminato proprio di fronte a me, le luci della pista, tutto. Poi, quando ci ho pensato, non ero necessariamente ancora abituata a questo, come se la mia vita a New York non fosse mai esistita ... Vuota come il mio passato, giusto ... stai cominciando un nuovo capitolo, stai ricominciando la tua vita.
A parte questo, era tardi e mia madre disse che avrei cominciato la scuola la mattina dopo. Che giornata. E non era nemmeno finita. Quando arrivammo nella nuova casa, fui sorpresa di vedere le dimensioni del luogo, oltre alle scatole. Ho chiesto a mia madre dove fosse la mia stanza e lei ha detto che era in soffitta! E così salii al piano di sopra, attraverso il lungo corridoio senza fine, poi un'altra scala. E poi, finalmente, ho visto, solo una porta vuota, l'ho aperta e, lì ero, in soffitta. Non potevo dire che non mi piacevano le soffitte, perché le amavo così tanto, tutti i programmi TV o i libri che avevo letto che coinvolgono soffitte sconosciute sono così fantastici. Erano anche molto meglio degli scantinati.
In quel momento decisi che avrei dipinto le pareti della mia camera blu, dato che adoro il mare, un grande letto con una classica testata bianca attaccata, avevo una piccola scrivania smontata, con un dipinto di ninfee di Claude Monet sul muro di fronte. Nel corso degli anni, quando ero bambina, ho raccolto una grande quantità di libri di mitologia, scienza, musica, arte e libri storici, che nella mia stanza occupavano l'intero muro.


"Allora tesoro, ti piace la nuova casa?" Chiese mia madre durante la cena. Ha sempre voluto sapere se mi piacesse qualcosa o no, onestamente.

"Mi piace", ed ero sincera, questa nuova casa non assomigliava per niente a quella vecchia, il che era una buona cosa, dal momento che non mi ricordava quello che facevo.

"Sei sicura?"

"Assolutamente." Ho risposto, con grande contentezza. La cena era molto semplice, per lo più chiacchierare della casa e della nuova scuola, ma a parte questo, eravamo semplicemente in silenzio. Il che era leggermente imbarazzante. Dopo cena, sono andata nella mia stanza, mi sono lavata i denti e sono andata a letto.

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Capitolo 10

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Capitolo 11

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Capitolo 12

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